Si trovano nell'acqua, nell'aria, nel piatto, e ormai anche nel sangue umano e nella placenta. Le microplastiche preoccupano, e a ragione. Ma che cosa fanno una volta entrate nel corpo? Diverse sintesi pubblicate a ottobre 2026 indicano un bersaglio privilegiato: il mitocondrio.
Particelle ovunque, fin dentro i nostri tessuti
Le microplastiche sono frammenti di plastica più piccoli di cinque millimetri; le nanoplastiche, ancora mille volte più piccole, scendono sotto il micrometro. Derivano dalla degradazione degli imballaggi, dei tessuti sintetici, degli pneumatici e di alcuni prodotti di uso quotidiano. Le ingeriamo, le respiriamo, e una parte attraversa la pelle.
Una revisione pubblicata a ottobre 2026 sul Journal of Advanced Research fa il punto: queste particelle sono state rilevate in numerosi tessuti e liquidi umani. Gli autori insistono su un punto essenziale: trovarle nel corpo non dimostra, da solo, che facciano ammalare. È proprio ciò che la ricerca cerca di stabilire.
La centrale energetica in prima linea
Una meta-analisi pubblicata il 9 ottobre 2026 su Cardiovascular Toxicology ha riunito tredici studi su roditori esposti al polietilene, la plastica più diffusa al mondo. Il risultato è coerente da un organo all'altro, rene, cuore, polmone, cervello, organi riproduttivi: gli enzimi che permettono ai mitocondri di produrre energia funzionano molto peggio, le molecole ossidanti aumentano e le difese antiossidanti della cellula si esauriscono.
In altre parole, il mitocondrio produce meno e «perde» di più, il che danneggia la cellula dall'interno. Il cuore, grande consumatore di energia, appare particolarmente esposto. Gli autori restano prudenti: si tratta di studi sugli animali, spesso a dosi elevate, e il livello di certezza è giudicato basso.
In gravidanza, la placenta sotto osservazione
Un'altra sintesi, pubblicata su Reproductive Toxicology, si occupa della placenta, l'organo che nutre il bambino e che consuma anch'esso molta energia. Negli animali, l'esposizione alla plastica ne perturba i mitocondri e la gestione dei grassi, il che potrebbe frenare la crescita del feto. Nella donna in gravidanza mancano ancora prove di un rapporto di causa-effetto, e si attendono grandi studi di follow-up.
Che cosa ricordare
- Le microplastiche sono presenti nel corpo umano, ma il loro effetto reale sulla salute resta da dimostrare.
- Negli animali frenano la produzione di energia dei mitocondri e favoriscono lo stress ossidativo, in più organi contemporaneamente.
- Il cuore e la placenta, grandi consumatori di energia, sono oggetto di un'attenzione particolare.
- Ridurre la propria esposizione quotidiana resta un approccio di buon senso, in attesa di studi sull'uomo.
Sources
- Kehinde SA et al. Polyethylene microplastics and cardiometabolic mitochondrial-redox dysfunction in preclinical rodent models: a systematic review and meta-analysis. Cardiovascular Toxicology, 2026. https://doi.org/10.1007/s12012-026-10203-x
- Wu W et al. Micro- and nanoplastic exposure and human health. Journal of Advanced Research, 2026. https://doi.org/10.1016/j.jare.2026.10.009
- Gong W et al. Maternal exposure to microplastics and nanoplastics: placental lipid metabolic dysregulation as a potential link to fetal growth restriction. Reproductive Toxicology, 2026. https://doi.org/10.1016/j.reprotox.2026.109375


